Itinerari letterari: alla scoperta di alcuni luoghi del Giappone intrisi di leggende e folklore

Il Giappone, terra lontana e dalla cultura affascinante e mistica, è un luogo dove spiritualità e tradizione si intrecciano in maniera profonda. Tra templi antichi, foreste sacre e città moderne che celano angoli dimenticati dal tempo, emergono storie e leggende uniche, tramandate di generazione in generazione.

Kyoto, Hiroshima, Tokyo, Hokkaido e Osaka, oltre ad essere note mete turistiche, sono anche scrigni di miti popolari, in cui il confine tra realtà e immaginazione si fa sottile. In più, le isole del Giappone conservano e celebrano credenze popolari diffuse anche in terraferma e ormai diventate note anche grazie agli anime e ai film di Miyazaki. In questo viaggio tra i luoghi più suggestivi del Paese del Sol Levante, andremo a scoprire alcune delle leggende più curiose e significative che ancora oggi alimentano il suo fascino senza tempo:

1. Kyoto e la leggenda della donna salice

In una città storica e spiritualmente importante come Kyoto, ricca di templi e santuari, sono tante le leggende che si celano dietro le usanze popolari. Vogliamo raccontarvene una, quella di un salice e della sua anima. La storia originale è ambientata in un tempo lontano, in cui viveva un samurai che aveva un bellissimo salice nel suo giardino. Ma dopo una serie di disgrazie subite, credendo fossero legate proprio all’albero, acconsentì a regalarlo al suo vicino, il samurai Inabata, che gli chiese di non abbatterlo. L’albero crebbe rigoglioso nel nuovo giardino e un giorno, con grande sorpresa del nuovo proprietario, comparve accanto alla pianta una donna di incantevole bellezza, di cui lui si innamorò e alla quale chiese di sposarlo, dopo averla accolta senza voler sapere nulla. Trascorsero cinque anni felici, ma un giorno, in un importante tempio di Kyoto crollò un pilastro e si rese necessario ripararlo con legno robusto di salice. Così, si chiese al samurai Inabata di mettere a disposizione l’unico albero che potesse salvare il tempio e si ordinò, quindi, di abbattere il suo salice. Inabata non sapeva, però, che sua moglie, in realtà, era proprio lo spirito del salice e, dopo la confessione di lei, provò con tutto sé stesso a chiedere di non abbatterlo più, ma ormai era troppo tardi. Una volta buttato giù, però, l’albero era diventato così pesante da non riuscire a trainarlo fino al tempio, neanche con la forza di trecento uomini. Così, l’unico figlio che i due avevano avuto si avvicinò, accarezzò le sue foglie e con un ramo nella sua manina, gli sussurrò di seguirlo. A quel punto l’albero obbedì, strusciando fino al tempio.

2. Hiroshima e la pratica del Senbazuru

Hiroshima è ricordata soprattutto per la tragedia dei bombardamenti nucleari della Seconda Guerra Mondiale, ma è legata anche a una storia diventata popolare in tutto il mondo e che riguarda il cosiddetto Senbazuru, una pratica correlata alla figura della gru, che in Giappone è considerata un uccello sacro, simbolo di pace, prosperità, speranza e guarigione. Senbazuru, infatti, vuol dire “mille gru di carta” e si riferisce a una tradizione millenaria secondo la quale piegare mille gru di carta origami permetterà di realizzare un desiderio. La leggenda di cui parliamo narra la storia di Sadako Sasaki, una bambina che purtroppo si ammalò di leucemia dopo l’esposizione alle radiazioni causate dal bombardamento atomico del 1945. Durante la sua permanenza in ospedale, la piccola venne a conoscenza della tradizione del Senbazuru e così decise di mettersi all’opera per iniziare a piegare le gru di carta, con la speranza di arrivare a mille e quindi realizzare il suo desiderio di guarire. La leggenda popolare racconta che riuscì a piegarne solo 644 prima di morire e che i suoi compagni di classe completarono il lavoro per lei, per poterla seppellire con il Senbazuru completo, anche se i suoi genitori dissero che in realtà era riuscita a superare le mille gru. La storia di Sadako ha reso l’origami della gru un simbolo internazionale di pace e speranza e oggi, chi si reca nel Parco della Pace di Hiroshima, può trovare una statua dedicata proprio alla protagonista di questa storia.

2. Tokyo e la maschera di Hannya

La capitale giapponese racchiude nella sua atmosfera antica e moderna diverse leggende legate agli yokai, maschere mostruose del folklore locale. Una di queste è Hannya, tra le più famose utilizzate in teatro, che rappresenta una figura demoniaca con due grosse corna, due occhi spaventosi e un ghigno beffardo, mangiata dal sentimento della gelosia. La leggenda narra di un amore non corrisposto, infatti, da parte di una bellissima fanciulla per un uomo misterioso, che in realtà non è altro che un abile incantatore e che un giorno lei scopre insieme a un’altra donna. Assalita da sentimenti terribili di rabbia e dolore, la ragazza è decisa a togliersi la vita, ma riceve un’offerta da uno spirito del fiume, che le chiede la sua bellezza in cambio dell’immortalità. Ed è proprio così che assumerà l’aspetto della spaventosa maschera, per tormentare gli uomini all’infinito, logorata dalla gelosia. C’è da dire che in realtà, la parola hannya è un termine sanscrito che può essere tradotto con “virtù” o “saggezza” ed è quindi associato a concetti positivi. In effetti, si è diffusa la credenza popolare che questa figura sia di buon auspicio, tanto che è diventata un soggetto molto comune nel mondo dei tatuaggi.

3. Hokkaido e la volpe magica

Nell’isola di Hokkaido, dove vive una delle due principali specie di volpe rossa giapponese, è molto comune la leggenda legata allo yokai Kitsune, parola che vuol dire proprio “volpe”. Nel folklore e nella mitologia del Giappone si è sempre creduto che questo animale, oltre ad essere molto intelligente e longevo, avesse dei poteri magici, come quello, raggiunta una certa età, di assumere sembianze umane, in particolare una bellissima donna, una dolce ragazzina oppure un uomo anziano, spesso con lo scopo di sedurre o ingannare gli uomini. Si dice che con l’età la kitsune aumenti anche il numero delle sue code, fino ad arrivare a nove, sulla base dell’anzianità e della saggezza. Una delle più celebri leggende su queste volpi magiche è quella di Kuzunoha, una storia che unisce magia, amore e malinconia. Narra di una volpe bianca che, per gratitudine verso l’uomo che l’ha salvata, si trasforma in una donna e diventa sua moglie. I due hanno un figlio, destinato a diventare un potente maestro di magia, ma quando il ragazzo scopre la vera natura della madre, Kuzunoha è costretta a “tornare a casa”, nella foresta, lasciandogli una bellissima poesia come messaggio d’addio. Sebbene scompaia, la volpe continuerà a proteggere suo figlio con i suoi poteri soprannaturali.

4. Osaka e la leggenda dei due innamorati

Osaka, altra città importante del Giappone che si alterna fra storia e modernità, citata anche in una famosa canzone di Eugenio Finardi, è lo scenario della tragica storia d’amore che abbiamo scelto di raccontarvi, simile a quella di Romeo e Giulietta. I protagonisti sono Ohatsu, una giovane prostituta, e Tokubei, un commesso orfano che lavorava sodo per suo zio. Il ragazzo amava in segreto Ohatsu, e dopo aver rifiutato un matrimonio combinato dallo zio, fu da questo licenziato e costretto a restituirgli tutti i soldi che aveva ricevuto. Soldi che lui, però, aveva prestato a un amico in difficoltà, il quale si rivelò essere un ingrato, negando davanti a tutti di aver ricevuto in prestito i suoi soldi. Tokubei, disperato, si rifugiò dalla sua amata, ma i due innamorati, senza soldi e destinati ormai a un futuro disonorevole, scapparono verso un piccolo tempio shintoista, dove avevano deciso di togliersi la vita, una pratica diffusa in Giappone chiamata Shinju ovvero un suicidio multiplo di persone con legami affettivi. Era il 7 aprile 1703 e i due giovani morirono così, nel tempio oggi chiamato Tsuyu no Tenjinja, ma soprannominato Ohatsu Tenjin proprio in onore di questa triste storia, e visitato da giovani coppie in segno di buon auspicio.

Ad Aogashima, nelle isole Izu, e nel villaggio di Mitsune, nell’isola di Hachijo-jima, è molto forte la credenza popolare legata ai kodama, spiritelli portafortuna della tradizione giapponese che abitano negli alberi, rappresentandone l’anima. La parola, infatti, deriva dall’unione di “ko” (albero) e “dama” (anima). Si racconta che tagliare un albero in cui vive un kodama porti sfortuna a chi compie questo atto, motivo per cui ancora oggi, in diverse zone del Giappone, su degli alberi molto antichi è stato posto uno shimenawa, un cordone sacro che ha lo scopo di proteggere i kodama. Ad Aogashima, si adorano e pregano queste creature ponendo dei piccoli santuari alla base di un cedro giapponese, mentre a Mitsune si celebra ogni anno un vero e proprio festival dedicato a loro, un’occasione per chiedere perdono per gli alberi tagliati.

Concludendo il viaggio letterario

Un itinerario tra i luoghi giapponesi più intrisi di leggende folkloristiche è un’opportunità unica per unire passione per la letteratura e desiderio di esplorare il misterioso folklore di questa affascinante terra. Ogni città ha una storia da raccontare, un mito da scoprire e una leggenda da vivere. Che tu sia un appassionato di letteratura, folklore o storia, questo viaggio ti permetterà di immergerti nelle atmosfere di un Giappone che non smette mai di incantare. Chi desidera intraprendere un simile viaggio umanistico, potrà presto scoprire di più sul nostro servizio di itinerari letterari, attualmente in fase di definizione, e prepararsi a vivere un’avventura unica tra le storie e i luoghi che hanno ispirato alcuni dei più grandi racconti del folklore.


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