Hanami, rinascere con i ciliegi in fiore

Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna.

Questo haiku, tradizionale forma di poesia giapponese, ci racconta il fenomeno dell’hanami. Hanami 花見 vuol dire letteralmente “guardare i fiori” e si riferisce all’usanza del popolo nipponico di ammirare la fioritura dei ciliegi, chiamati sakura, che in Giappone, ma ormai anche nel resto del mondo, avviene principalmente in primavera, nel periodo tra marzo e aprile. Lo spettacolare scenario dei ciliegi in fiore dura circa un mese, se si considera l’intera penisola partendo da sud (Okinawa) e andando verso nord (Tokyo e Kyoto), e per questo motivo genera veri e propri spostamenti in massa verso le principali località che lo offrono. L’importanza che l’evento ha per il popolo giapponese è sancita dalle previsioni meteorologiche sulle fasi di piena fioritura, comunicate direttamente dagli uffici competenti a livello nazionale.

I SAKURA

Gli alberi di ciliegio, i cosiddetti sakura, presentano diverse varietà, i cui colori sfumano dal rosa al fucsia e al bianco. Quelli più conosciuti, che si è soliti ammirare per celebrare questa usanza, sono i somei-yoshino o semplicemente yoshino, il cui nome scientifico è prunus yedoensis. Sono chiamati Yoshino perché i primi esemplari furono piantati nell’omonima località. Nel periodo autunnale, invece, fioriscono i prunus subhirtella autumnalis, anche chiamati sakura invernali. Fra le altre varietà, più di cento, meritano di essere citati yaezakura e shidarezakura, che si distinguono per la fioritura a cascata. Ma il sakura più importante e più amato dai giapponesi è sicuramente lo Jindai Zakura, situato nei pressi del tempio di Jissou, nella prefettura di Yamanashi, un gigante antico 2000 anni e dal tronco di circa 14 metri di diametro.

SIMBOLOGIA

Il fiore di ciliegio, per la sua delicatezza e brevità di vita, in Giappone è il simbolo della fragilità ma anche della rinascita e dell’importanza di cogliere la bellezza dell’esistenza. Trasmette, quindi, un senso di malinconia per le cose passate, ma anche di emozione e di nuova vita. La fioritura dei ciliegi, infatti, è vista anche come un segno dell’imminente prosperità derivante dalla raccolta del riso, quindi come simbolo di buon auspicio. Ma i sakura simboleggiano anche le qualità del samurai: onestà, coraggio, lealtà e purezza.

TRADIZIONI

I giapponesi sono soliti celebrare l’evento organizzando un picnic all’aperto, proprio all’ombra dei sakura. Si è poi soliti ammirare i ciliegi anche in versione notturna, in questo caso chiamati Yozakura, illuminati da luci dedicate che ne esaltano la bellezza. Molti preferiscono proprio la notte per festeggiare l’hanami, un buon motivo anche per condividere birra o sake con amici e colleghi.

I piatti tipici consumati per l’occasione, spesso portati con sé nei classici bentō a tema, sono gli hanami-dango, polpettine di farina di riso dai colori della primavera (rosa, bianco e verde), e i sakura-mochi, palline di riso ripiene ad esempio di fagioli azuki e avvolte in una foglia di ciliegio leggermente salata. Questi dolci ormai si trovano anche confezionati nei supermercati, insieme ad altri alimenti a base di fiori di ciliegio.

Oltre al picnic, vengono organizzati suggestivi festival con lanterne, passeggiate ed escursioni a tema e c’è chi si ferma ad immortalare particolari scorci, con la macchina fotografica o con il disegno.

STORIA E LEGGENDA

Come riporta il nome della varietà più comune dei sakura, il luogo in cui hanno avuto origine è la città di Yoshino. In primavera, le colline di questa città si tingono del tono rosa pallido tipico dei ciliegi in fiore, creando uno scenario unico. Si narra che gli alberi furono piantati nel VII secolo da un sacerdote, il quale avrebbe lanciato una maledizione su chiunque avesse provato ad abbatterli. Questi alberi sarebbero poi diventati la base per gli ibridi successivi e la varietà giapponese per eccellenza. Si racconta anche che l’imperatrice Jitō (645-702) si recasse sul posto per ammirarne la fioritura.

La più nota leggenda legata ai sakura racconta che nell’antichità, in periodo di lotte tra feudi, c’era un bosco incontaminato dove nessuno osava entrare e che ospitava un albero che sembrava non fiorire mai ed era molto triste. Un giorno una fata, provando tenerezza per lui, lanciò un incantesimo e gli promise che per 20 anni avrebbe potuto emozionarsi come un essere umano, nella speranza di raggiungere la fioritura, con la possibilità di diventare umano e poi di nuovo pianta. Se, però, entro i 20 anni non fosse riuscito ad acquisire vitalità, sarebbe morto per sempre. Un giorno, da umano, incontrò una ragazza di nome Sakura che si mostrò gentile con lui e alla quale disse di chiamarsi Yohiro, “speranza”. Tra i due, pian piano, sbocciò l’amore e quando lui le confessò la sua vera natura, lei restò molto impressionata. Così lui, pieno di tristezza, tornò albero. Ma poi Sakura gli confessò il suo amore e allora la fata le chiese di fare una scelta: restare umana o diventare albero come Yohiro. Dopo aver pensato all’odio del mondo umano, la ragazza decise di fondersi con lui e l’albero, diventato l’unione dei due come simbolo del loro amore, finalmente fiorì.

CURIOSITÀ

In Italia, si usa praticare l’hanami a Roma, nel parco del lago del quartiere EUR. Nel parco, infatti, sono presenti molti dei 2500 esemplari di sakura regalati nel 1959 dal primo ministro giapponese Nobusuke Kishi, in visita ufficiale nella capitale. Una strada pedonale romana è stata poi nominata Passeggiata del Giappone proprio in onore del Paese del Sol Levante.

Daniela B.

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