La leggenda di Thomas the Rhymer

Foto di Daniela Baranello

Foto di Daniela B.

Quella di Thomas the Rhymer è una storia particolare, una delle tante leggende che nascono nel cuore della Scozia. Noi di SelkInk l’abbiamo ascoltata per la prima volta da una simpatica donna scozzese mentre ci portava in giro per le Highlands fino all’isola di Skye alla guida del suo pulmino…

LA LEGGENDA

Nel XIII secolo in Scozia, viveva un uomo educato e gentile, di nome Thomas Learmont, Laird del Castello di Ercildoune, nel Berwickshire. Amava i libri, la musica e la poesia, inusuale a quei tempi, e gli piaceva contemplare la natura. Una mattina soleggiata del mese di maggio, Thomas lasciò la Torre di Ercildoune per fare una passeggiata nel bosco, nei pressi del ruscello Huntly Burn, che scendeva giù dalle Eildon Hills. Tutto era perfetto quella mattina, sembrava di stare in paradiso, e lui si godeva lo spettacolo della natura che lo circondava, inebriato e felice.

Mentre era disteso sotto un albero, a un tratto sentì l’avvicinarsi di un cavallo, che poco dopo sbucò dalla foresta, portando in sella la donna più bella che lui avesse mai visto. Indossava un abito da caccia di seta scintillante, del colore dell’erba fresca di primavera, e sulle spalle portava un mantello di velluto abbinato perfettamente al gonnellino da equitazione. Aveva dei lunghi capelli dorati che le cadevano sulle spalle e in testa portava un diadema di pietre preziose, che brillava alla luce del sole. Il suo cavallo aveva le redini d’oro, da cui penzolavano delle campanelle d’argento, che muovendosi producevano una musica fatata.

Thomas era così incantato da tanta bellezza da credere che fosse la Beata Vergine in persona. Ma lei, avvicinandosi, capì i suoi pensieri e scosse la testa. «Mi chiamano Regina, ma non sono ciò che pensi. Il mio regno è molto lontano, sono la regina del Regno delle Fate». Thomas sapeva bene quale fosse il pericolo per un mortale di avvicinarsi a una fata, eppure era così ammaliato dalla sua bellezza che, abbandonando ogni prudenza, la pregò disperatamente di dargli un bacio. Ed era proprio quello che lei voleva, perché sapeva che una volta baciato lo avrebbe avuto in suo potere. Infatti, appena le loro labbra si avvicinarono, lei si trasformò: dei suoi abiti rimase una lunga veste grigia e la sua bellezza svanì, tramutandola in un’anziana dal viso pallido e dai capelli grigi. L’uomo rabbrividì e la fata si fece una grande risata, spiegandogli che con quel bacio era ora costretto a servirla per sette lunghi anni e a seguirla nel Regno delle Fate. Thomas chiese pietà, ma lei ridendo gli rispose che ormai doveva pagare il prezzo per aver chiesto il bacio. Triste e sconsolato, l’uomo fu costretto a seguirla.

Lungo il viaggio incrociarono un deserto. Per poterlo attraversare indenni, la fata chiese a Thomas di scendere da cavallo e mettere la testa sulle sue ginocchia, per mostrargli qualcosa che era invisibile all’occhio umano. Lui lo fece, e quando riaprì gli occhi lo scenario era cambiato. Ora c’erano tre strade che attraversavano il deserto, una diversa dall’altra: la prima era larga e pianeggiante, facile da percorrere; la seconda, al contrario, era lunga, stretta e tortuosa, con un recinto di spine da un lato e rovi dall’altro, così alti e intrecciati che avrebbero reso il percorso alquanto impervio; la terza strada era differente da entrambe le precedenti, era una strada molto bella che andava a finire su di una collina tra le felci e le brughiere, sembrava offrire un viaggio piacevole.

«Ora ti dirò dove portano le tre strade» disse la fata regina. «La prima sembra la più facile, quella che sceglierebbero tutti, ma termina male e il folle che la sceglierà se ne pentirà per tutta la vita. La seconda strada sembra la più difficile e nessuno vorrebbe sapere dove porta, ma chi lo farà scoprirà che nonostante le difficoltà lungo il cammino alla fine è la strada giusta, che condurrà in una città gloriosa, la Città del Grande Re. Infine la terza strada, la più bella, porta in un luogo incantato, nel Regno delle Fate, ed è lì che noi andremo. Ma mi raccomando, Thomas, quando arriveremo, non aprire bocca con nessuno eccetto me, perché un mortale che schiude le sue labbra nel Regno delle Fate sarà costretto a mordersele per sempre».

Proseguirono il viaggio, che lungo il percorso si rivelò più difficile del previsto, tanto che Thomas ebbe paura di non arrivare sano e salvo. Ma alla fine giunsero alla meta, nel regno incantato in cui Thomas non poteva né parlare né toccare e mangiare nulla con le sue mani, a parte quello che gli passava la fata regina. La fata prese per lui una mela rossa dall’Albero della Verità, donandogli così la capacità di non saper mentire. Arrivati al castello, la fata disse a Thomas di mescolarsi tra la folla per non farsi vedere in sua compagnia, soprattutto dal re, ricordandogli di non parlare con nessuno. Lei riassunse le sembianze iniziali e anche Thomas si trasformò, assumendo un aspetto più dignitoso. Così, mentre la regina veniva accolta dalla sua gente e dai suoi cortigiani, il povero Thomas doveva starsene in disparte dal lato opposto dell’ingresso, solo soletto, seppur affascinato dal mondo che lo circondava. Come promesso, non disse una parola a nessuno e andò avanti così per tre lunghi giorni. Poi la fata regina tornò da lui.

«Se vuoi rivedere il Castello di Ercildoune è tempo di andare, Thomas».

«Ma mi avevi detto che dovevo stare qui sette anni, sono passati solo tre giorni», esclamò lui sorpreso.

«Il tempo passa in fretta nel Regno delle Fate, amico mio», rispose lei. «Ti sono sembrati tre giorni, ma sono già sette anni da quando ci siamo incontrati. Ti riporterò nel tuo paese stasera stessa».

Si rimisero in viaggio e quando giunsero a destinazione, Thomas chiese alla fata di dargli in dono qualcosa che facesse capire alla sua gente che era realmente stato nel Regno delle Fate.

«Ti ho già dato il dono della Verità», disse lei. «Ora ti darò i doni della Profezia e della Poesia, così sarai in grado di predire il futuro e anche di comporre dei versi meravigliosi. E oltre a questi doni invisibili, ecco a te qualcosa che i mortali potranno vedere con i loro occhi: un’Arpa del Regno delle Fate. Stai bene, amico mio. Forse un giorno tornerò di nuovo per te», così lo salutò.

Thomas tornò a vivere nel suo castello per molti anni, diventando famoso in tutto il paese per le sue poesie e le sue profezie, tanto da essere rinominato “True Thomas” e “Thomas the Rhymer”. Dopo 14 lunghi anni, la gente iniziava a dimenticare che “Thomas the Rhymer” era stato nel Regno delle Fate. Poi un giorno la Scozia entrò in guerra contro l’Inghilterra e l’esercito scozzese si andò a riposare proprio nei pressi della Torre di Ercildoune. Il Laird diede una festa per l’occasione e invitò i capi dell’esercito per mangiare con loro. Durante l’evento, Thomas li intrattenne con la sua Arpa elfica, cantando canzoni di giorni lontani e ammaliando gli ospiti con la sua musica celestiale.

Quando la festa finì, i soldati tornarono alle loro tende e uno di loro vide, alla luce della luna, una coppia di cervi bianchi camminare lentamente sulla strada che attraversava l’accampamento. Le due creature erano così insolite che presto attirarono una folla di soldati, che li ammiravano muoversi con fare solenne, come se stessero seguendo una musica di un altro mondo. I soldati decisero di chiamare il Laird Thomas, il quale, appena ricevuto il messaggio, capì.

«È una chiamata, da parte delle regina del Regno delle Fate. Ho aspettato a lungo e alla fine è arrivata». Quando uscì fuori, andò diretto verso la coppia di cervi, che si fermarono un attimo, come per salutarlo. Poi tutti e tre si incamminarono insieme lentamente verso il fiume Leader, scomparendo nelle sue acque. Nonostante le ricerche, non fu trovata più traccia di Thomas di Ercildoune e si crede che i due cervi fossero davvero i messaggeri della fata regina e che lui sia tornato con loro nel Regno delle Fate.

Daniela B.

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